La polemica politica
nel nostro Paese ormai non risparmia più nessuno: poeti, sentimenti, morti,
vivi, politici, comici, mogli, mariti, partiti, addirittura le ossa dei defunti
sono oggetto di scherno, sarcasmo, ironia, vere e proprie battaglie culturali in
piena frenesia mentale. Mi domando, perciò, come commentare la notizia che
segue e che riprendo da RAINews24. Solo come documento del degrado culturale e
sociale verso il quale stiamo scendendo lentamente ma inesorabilmente. Una
china che non incontra ma abbatte e distrugge valori, sentimenti, pensieri. Non
voglio essere catastrofico né tanto meno intendo qui prendere le difese del
politico Mastella. Il mio pensiero va al poeta Foscolo, a suo fratello Giovanni,
e ai tanti che hanno un fratello scomparso, come pure a tanti studenti ed
insegnanti i quali hanno insegnato in classe questa poesia facendola imparare a
memoria ai loro alunni. Un altissimo testo poetico schernito e violentato dalla quotidianità di una politica
che ormai non ha più nulla di nobile. Anche questo può essere un valido segnale
della misura del disfacimento che abbiamo allegramente conquistato. Qualcuno mi
dirà che esagero, che questa in fondo è solo ironia, comicità, sarcasmo, satira
o qualche altra interpretazione strumentale di comodo. Io dico che segnala
soltanto una grande ignoranza dei tempi e dei suoi attori sulla scena del
momento, siano essi politici, poeti o comici.

Beppe Grillo 1(*) dà l'addio a Clemente Mastella che si e'
ritirato dalle corse, usando la poesia scritta da Ugo Foscolo "In morte
del fratello Giovanni" che diventa "In morte del fratello
Clemente".
"Un di', 2(*)s'io non andrò sempre fuggendo
di partito in partito, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentil anni caduto.
La Madre
3(*) or sol suo di' tardo traendo
parla di me col tuo
cenere muto, 4(*)
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i tetti di Ceppaloni5(*) saluto.
Sento gli avversi numi 6(*), e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch'io nel tuo porto quiete.
Questo di tanti voti oggi ti resta!
Gentil Clemente, almen le ossa 7(*) rendi
allora al petto degli italiani mesti".
NOTE:
1(*) L’autore, con sottile eufemismo, si riferisce alla
morte politica dello statista italiano Clemente Mastella (Ceppaloni 5 febbraio
1947, vivente)
2(*) La poesia è attribuita al famoso compagno di merende
Pierferdinando Casini (“Ferdy”) che ha condiviso le battaglie politiche di
Clemente Mastella (“Clem”) per decenni
3(*) Il significato da attribuire alla “Madre” è fonte di
discussione per gli studiosi. Se molti la riferiscono a Silvio Berlusconi, alcuni
propendono a una allusione a donna di facili costumi
4(*) “Cenere muto” è il soprannome del Governatore Antonio
Bassolino. La cenere infatti non parla e neppure Bassolino ha mai detto nulla
ai giudici sul disastro ambientale in Campania
5(*) Città natale di Mastella di cui è sindaco a vita. E’
rimasta celebre la fiaccolata dei suoi abitanti a sostegno della moglie Sandra
Lonardo costretta agli arresti domiciliari perché accusata di concussione
6(*) Gli “avversi numi” sono le percentuali di voto previste
per il suo partito di ricatto e di governo, detto UDEUR. Infatti, nel 2008, per
la prima volta un partito italiano registra intenzioni di voto negative. Fa
perdere tra il 10 e il 12% dei voti a chi se lo prende
7(*) “Le ossa” sono in realtà i popolari torroncini natalizi
autoprodotti da Mastella con i soldi del finanziamento pubblico al suo partito.
Tutti gli italiani ne vorrebbero un etto.
La poesia di Foscolo
GIOVANNI
Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel
mio, gemendo
il fior de' tuoi
gentil anni caduto.
La Madre
or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le
palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.
Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch'io nel
tuo porto quiete.
Questo di tanta speme
oggi mi resta!
Straniere genti,
almen le ossa rendete
allora al petto della
madre mesta.
Composto nel 1803
a Milano, dove il Foscolo si trovava in esilio, il
sonetto, esprime il senso di sconforto esistenziale per la perdita del fratello.
http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=79374